Ercole e Caco Firenze

Il gruppo scultoreo di Ercole e Caco fu realizzato da Baccio Bandinelli, su commissione di Clemente VII e Alessandro dei Medici, e venne posto nel Luglio del 1534 davanti alla porta di Palazzo Vecchio di fianco alla statua del David, dal lato di San Pier Scheraggio, come già previsto nel progetto al quale era stato interessato Michelangelo nel 1508.

“Caco, l’essere del male, guarda il David michelangiolesco, quasi ne fosse il Golia, Ercole ne sostiene la testa per i capelli e guarda verso Giuditta, quasi in attesa del colpo finale che, prima di lui, l’eroina donatelliana, mortifera vincitrice del male, sta per vibrare “ ( Claudio Pizzorusso ). Il gruppo marmoreo di Ercole e Caco, fu posto di fronte al David a significare la vittoria sui nemici interni dei Medici, come il primo su quelli esterni; è un altro simbolo caro ai fiorentini, che consideravano il semidio fondatore della città; l’opera è stata oggetto di critiche e lodi fino dal tempo della sua collocazione.

Il gruppo scultoreo che è completamente esposto all’azione degli agenti atmosferici presenta la superficie grigiastra per la presenza di stratificazioni dovute allo sporco atmosferico e a formazioni di natura biologica.
Come per la vicina statua del David di Michelangelo anche i depositi presenti sull’Ercole e Caco saranno oggetto di indagini scientifiche per accertarne la natura.

L’aspetto generale reso dalla visione dell’insieme appare di tonalità più scura rispetto al David per cause probabilmente dovute al protettivo, la cera microcristallina, forse applicata in quantità eccessiva durante l’ultimo restauro del 1994; è comunque da rilevare la necessità che sulla superficie lapidea del gruppo scultoreo si dovesse realizzare un sistema altamente protettivo verso l’azione chimico-fisica della pioggia. Alcune immagini precedenti all’ultimo restauro mostrano come le stratificazioni nerastre del tipo comunemente denominato 'crosta nera' si siano formate solo in limitate zone del modellato che rimangono in sottosquadro, come ad esempio sulla gola di Ercole e nella parte inguinale di Caco, a dimostrazione di quanto la pioggia raggiunga la quasi totalità della superficie.

Poiché la collocazione del gruppo bandinelliano è simile a quella del David anche gli effetti dei fenomeni di degrado risultano essere pressoché gli stessi.
Su di esso si ritrovano quindi le striature, generalmente ad andamento verticale, anche qui dovute allo scorrimento dell’acqua piovana. Ad una osservazione più puntuale, sembra che le linee lungo le quali sia stata incisa la superficie siano più numerose di quelle presenti sul David, a testimonianza del maggior tempo di esposizione all’aperto dell’Ercole e Caco che fu posto davanti a Palazzo Vecchio nel 1534, rispetto alla copia del David collocata nel 1910.

Nella zona inferiore della scultura scolpita ad imitazione di terreno roccioso è più estesa la patina biologica che trova nella lavorazione meno levigata del marmo una situazione ambientale favorevole alla nascita e allo sviluppo di microvegetazione. Su ogni faccia del basamento, a pianta rettangolare, è scolpito a bassorilievo un fauno in marmo; ai lati dei fauni si trovano due specchiature in pietra rossa – marne del sugame – che pur avendo perso la levigatezza superficiale si possono considerare in discrete condizioni di conservazione.

Come in altre opere del Bandinelli si ritrovano anche qui numerosi inserti ( venti) in marmo, che l’artista utilizzava nella propria tecnica operativa.
Particolare significato assume la clava stretta da Ercole che risulta essere stata realizzata, in alluminio ricoperto con stucco ad imitazione del marmo, nel corso del restauro del 1948. Il rivestimento a stucco fu tolto durante l’ultimo restauro risalente al 1994 per rimarcare la convinzione che la clava originale fosse stata realizzata in bronzo, forse dorata, come afferma l’Architetto Carlo Francini nel volume pubblicitario da Alinea nel 1999.
Il Francini auspica, nel paragrafo relativo al restauro del gruppo, che la clava in alluminio possa essere sostituita con altra in bronzo, ricavata da un nuovo modello, eseguito esaminando quella originale visibile nelle immagini fotografiche risalenti agli anni trenta del novecento.

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