Gruppo marmoreo del Laocoonte Firenze

Galleria degli Uffizi, a un'anno dagli inizi del restauro torna alla luce il gruppo marmoreo del Lacoonte, l'opera di Bandinelli commissionata per Francesco I di Francia.
Il Laocoonte 'fiorentino' torna alla luce. A circa un anno dall’inizio del restauro, il gruppo marmoreo scolpito da Baccio Bandinelli sull’originale conservato nei Musei Vaticani, viene mostrato al pubblico della Galleria degli Uffizi in tutta la sua potente vitalità. I lavori di restauro, che hanno interessato anche i due marmi antichi che si trovano ai lati, nella testata del terzo corridoio, sono stati resi possibili grazie al generoso sostegno economico dell’associazione Amici degli Uffizi e dei Friends of Uffizi Gallery, che hanno contribuito all’intera operazione con un finanziamento di circa centosessanta mila euro.

'Il restauro, e la conseguente valorizzazione del gruppo statuario del Bandinelli, - ha affermato la sovrintendente Cristina Acidini - con il suo intorno architettonico e artistico, conferiscono nuova ed efficace visibilità a un luogo importantissimo del percorso, la testata nord del Terzo Corridoio, in contiguità con la spettacolare veduta dei monumenti del centro storico'.

Le indagini diagnostiche e le puliture eseguite sull’opera, hanno permesso di chiarire ulteriormente sia la sua vicenda creativa che quella conservativa. Come è noto, lo scultore nel 1520 ricevette l’incarico dalla corte pontificia di realizzare per Francesco I di Francia una copia dell’originale ellenistico scoperto a Roma sul Colle Oppio, presso le Terme di Tito, il 14 gennaio del 1506. L’opera raffigurava il sacerdote troiano che, secondo il racconto di Virgilio, si era opposto all’ingresso a Troia del cavallo di legno lasciato dai Greci di fronte alla città, suscitando le ire di Atena e Poseidone. Due serpenti marini lo avvolsero fra le loro spire, uccidendolo insieme ai due figli.

La superficie del Laocoonte, prima del restauro, appariva offuscata da strati di polvere e cera che, se da una parte celavano le vecchie stuccature e le macchie rosse causate da un incendio risalente al 1762, dall’altra ne impedivano una corretta lettura. Le analisi condotte hanno consentito di effettuare una minuziosa pulitura dell’opera, con l’ausilio del laser, che ha restituito nitidezza e piena leggibilità al gruppo scultoreo.
Felice degli esiti anche Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, che al gruppo ellenistico di Laocoonte ha dedicato, in passato, indagini specialistiche: 'Il bel marmo di Baccio è una delle prime e più intense prove della fortuna grande d’una scultura antica, il Laocoonte, che tuttora séguita a essere emblema di pathos, di forza, di languori, di lirica accorata'. Durante tutto questo periodo, il cantiere di restauro del Laocoonte è rimasto comunque sempre visibile, schermato da pannellature trasparenti, che hanno consentito ai visitatori di seguire lo stato di avanzamento dei delicati ritocchi.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 20 Ottobre 2009

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