Semifonte Barberino Val d'Elsa Firenze

Una radura verde e colline sinuose a perdita d'occhio. Qualche campanile distante. Un borgo antico, pregno dei colori caldi e dimessi, ricevuti in dono dai secoli. Dal poggio silenzioso di Semifonte si gode di un panorama meraviglioso e la cappella di San Michele Arcangelo sembra vigilare sulla quiete circostante. A pochi chilometri da Barberino Val d'elsa, sulla strada che conduce a Certaldo, si nota subito questa strana chiesa in miniatura, un ottagono allungato e circondato da una barriera verde di cipressi. Un luogo ameno protetto dal paesaggio toscano che conserva una storia antica fatta di ferocia e rivalità.

Durante l'alto medioevo, su queste colline immerse nel Chianti e oggi costellate di vigneti, era sorta un'importante cittadina fortificata di nome Semifonte. Un luogo strategico, collocato in una posizione privilegiata, che acquistava potere di anno in anno. Fin da dai primi del 1200 si sviluppò una fortissima competizione con Firenze, che non vedeva di buon occhio l'espansione della vicina città.
Quando Semifonte cominciò ad ingrandirsi al punto da sfiorare le dimensioni del capoluogo toscano, le autorità cittadine si mobilitarono per impedirne l'ulteriore sviluppo e per persuadere la città a sottomettersi al potere fiorentino. Per tutta risposta, gli abitanti del castello, sicuri della loro giovane potenza, attaccarono su una delle porte di ingresso alla città un cartello provocatorio che recitava 'Florentia fatti in là che Semifonte si fa città'.

Probabilmente, oltre alla rivalità per il predominio sul territorio, se ne aggiunse un'altra di matrice politica, dato il forte attaccamento della potente famiglia Alberti alla causa di Semifonte. Per Firenze l'avanzamento di questo neonato centro cominciava ad assumere i connotati di una vera e propria minaccia e, per questo motivo, i potenti fiorentini decisero di raderla al suolo mettendo fine ad ogni eventuale pericolo.
Le mura, le chiese, le abitazioni. Fu distrutto tutto e la popolazione massacrata. Di Semifonte non rimase che il ricordo. Per i tre secoli successivi un editto impose il divieto assoluto di costruire sul territorio appartenuto alla città sepolta. Le colline gonfie di macerie dovevano rimanere disabitate e brulle.

Solo alla fine del Cinquecento, Giovan Battista Capponi, canonico della cattedrale di Santa Maria del Fiore, chiese ed ottenne che sulla collina di Semifonte venisse costruito un piccolo tempio, una cappella che riproduceva fedelmente, ma in scala ridotta, la cupola del Brunelleschi. La costruzione, edificata a partire dal 1591 grazie all'opera di Santi di Tito è una deliziosa cappella ottagonale dedicata a San Michele Arcangelo, lo stesso santo a cui erano devoti gli abitanti di Semifonte.

L'abile esercizio del potere fiorentino si mascherò di pentimento per restituire al mondo il ricordo della città distrutta. Passeggiando oggi tra le colline sornione della Valdelsa, la luce colpisce gli occhi e il paesaggio incanta la vista. Sembra non possa esistere al mondo un luogo più tranquillo. è difficile riuscire a credere che quei posti nascondano un passato di morte e distruzione.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 12 Aprile 2010

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