San Giorgio alla Costa Firenze

A due passi da Ponte Vecchio, domina sul lungarno. Nel medioevo era la più importante di Firenze, poi la chiusura per inagibilità. Oggi, dopo dieci anni, ritorna a risplendere. In questo luogo affascinante si celebra ancora l'eucarestia con il pane. Di proprietà della Curia è stata ceduta alla comunità degli ortodossi romeni, che conta un migliaio di fedeli.

Domina su Ponte Vecchio l’elegante Costa San Giorgio. Passiamo davanti alla prima umile dimora di Galileo Galilei, poco più in là, al civico 28, c’era la casa editrice di Giovanni Gentile, al civico 84 abitava lo scultore senese Giovanni Dupré. Poi la lancetta del tempo scorre vorticosamente all’indietro.

Possente una chiesa domina sugli altri edifici. Con la sua mole romanica antichissima e antecedente all’anno mille, la chiesa di San Siorgio alla Costa ha dato il nome alla via. Nel Medioevo era una delle più importanti di Firenze, per la quale lo stesso Giotto di Bondone dipinse quella celebre Madonna col Bambino oggi al museo diocesano di Santo Stefano al Ponte. Già in epoca romana sulla 'rive gauche' si rifugiavano i primi cristiani, basti pensare alle lapidi greco siriache rinvenute sotto la vicina chiesa di Santa Felicita.

Oggi in questo luogo si celebra ancora l’eucarestia con il pane, come ai tempi di Gesù di Nazareth. Ci mostrano le cinque pagnotte protette da un sigillo a forma di croce, sopra campeggia una scritta in greco che opportunamente decifrata recita Gesù Cristo vince. L’interno della chiesa sorprende per il suo aspetto barocco e rococò. Lo si deve alla ristrutturazione settecentesca del Foggini. Ma dopo dieci anni di chiusura al pubblico per inagibilità, oggi la chiesa è risorta.

Di proprietà della Curia, è stata ceduta, grazie a Piovanelli, alla comunità degli ortodossi romeni, che conta un migliaio di fedeli. Petre e Ian sono i due sacerdoti. Padre e figlio. Uno già docente universitario di ecumenismo alla facoltà di Teologia di Firenze e l'altro ingegnere elettronico occupato nella multinazionale leader mondiale delle telecomunicazioni, entrambi con studi pregressi in Svizzera e a Parigi. Si fa fatica a star dietro ai loro excursus tra concili ecumenici, dogmi teologici e cultura canonica. Gli ortodossi adorano le immagini sacre. La chiesa ne è piena zeppa, appese alle pareti e disposte sulle colonne come piccoli altari ai quali i fedeli portano doni e lanciano baci.

A separare lo spazio dei fedeli da quello del clero, infondendo un fascino misterioso alle pratiche sacerdotali, ecco l’iconostasi. Interamente intagliata a mano in legno di quercia, è appena arrivata da un monastero romeno. Al centro le porte regali lasciano intravedere l’altare. è anch’esso coperta di immagini sacre. 'Sono una forma di preghiera visibile che ci permette in ogni momento di risorgere', spiega Petre.

Siamo nella prima fase della messa, il mattutino. Un laico mandato dal mondo ellenico e studioso di musica, canta musica bizantina e legge i salmi. C’è un atmosfera calda e partecipata. Il rito si attiene strettamente alle antiche tradizioni canoniche. I sacerdoti ricevono i fedeli che, armati di candele votive e doni, chiedono la benedizione e sottopongono le proprie richieste scritte alla benevolenza del Padre Eterno. Gli ortodossi arrivano al Natale dopo un digiuno iniziato il 18 novembre che vieta carne, uova e latticini. 'Lo Spirito Santo non può abitare in un corpo invaso dalle passioni', ci spiega Petre sorridendo.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 28 Dicembre 2009

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