Villa Favard Firenze

Un giardino e un parco ben tenuti, puliti e senza ombra di degrado. Un pezzo di quite ritagliato in città, dove le famiglie possono fare dei tranquilli pic nic. Nell' 800 la baronessa Fiorella Favard ne fece un grande centro di cultura che riuniva intellettuali ed artisti.

Il giardino di Villa Favard in via Aretina, è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 8 alle 20. La proprietà è comunale. La villa, da pochi mesi nuova sede distaccata del Conservatorio Statale di Musica Luigi Cherubini, è anch’essa cinta dalla rete metallica che trasmette ancora la sensazione dei lavori in corso. La facciata, colorata nuova di zecca, è fedele a quella ottocentesca del Poggi. Al lungo e complesso restauro, costato ben 3 milioni di euro, ha pensato la Provincia dopo aver ricevuto la proprietà in comodato dal Comune di Firenze.
La nuova sede del Conservatorio è stata dotata anche di una Sala Concerti dove riecheggiano le note di talenti artistici in erba e non. Così, dopo oltre un secolo di decadenza, tra le pareti della villa di Rovezzano l’arte è tornata di scena. La memoria va ai fasti di metà ottocento, quando la baronessa Fiorella Favard de l’Anglade ne aveva fatto un grande centro di cultura che riuniva intellettuali ed artisti. Grande committente dell’architetto Giuseppe Poggi, la signora possedeva anche la villa omonima in lungarno Vespucci e numerose altre proprietà.

La sagace e colta francese, al secolo Suzanne Bacheville, aveva dato proprio a lui l’incarico di ristrutturare completamente la villa e il giardino. L'architetto progetterà la scuderia, un nuovo viale d'accesso da via Aretina e la cappella, poi decorata con affreschi di Annibale Gatti e Giovanni Duprè. Il parco, di impianto rinascimentale e progettato insieme all’edificio dal grande Baccio d’Agnolo, venne ristrutturato secondo il tipico schema all'inglese, con una gran quantità di piante autoctone (come querce e lecci), e numerosi alberi di gusto esotico tra i quali spiccano cedri del Libano e magnolie.

I viali vennero bordati da olmi inframmezzati da siepi di rose. L'impianto rinascimentale del giardino della villa fu però mantenuto, con le siepi di alloro potate in forme geometriche, una vasca circolare e gli immancabili limoni. Così come fu rifatto un piccolo labirinto di bosso, di cui adesso si sono perse le tracce. Ci sono ancora invece le due serre in ferro e vetro per il ricovero dei limoni e delle piante tropicali. Con la morte della baronessa Favard, nel 1889, è poi cominciata l’inarrestabile di decadenza, culminata con l'occupazione delle truppe tedesche durante l'ultimo conflitto mondiale. Nel 1949 tutto il complesso fu dato all'Opera Pia Madonnina del Grappa. E infine, negli anni '70 è stata realizzata l'apertura della via Rocca Tedalda in concomitanza con il frazionamento dell'intera proprietà.

Non ci sono buste di plastica vaganti e cartacce al vento. Non si registra alcun segno di degrado. E questo è già piacevolmente insolito per un giardino comunale. In via Aretina, Villa Favard regala un ritaglio di quiete in città. Pulito e tranquillo. Ci sono diversi pratoni attrezzati con pochi tavoli in legno sotto l’ombra di giganti alberi. Possenti cedri secolari che raggiungono anche l’altezza di 24 metri e una circonferenza del fusto di quasi 6 metri.

C’è un grazioso parco giochi che ha sullo sfondo la cappella gentilizia - originale progetto del Poggi - che un tempo formava un unicum con parco e villa, ma oggi tutto è stato frazionato. Resistono ancora le reti metalliche, diciamolo pure, un po’ squallidine. Alcune famiglie si godono senza schiamazzi il primo caldo con un pic-nic all’aperto, assaporano visibilmente questa quiete.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 4 Maggio 2009

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