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Il Medioevo
In un mondo che rimarrà per tutto il Medioevo fondamentalmente rurale, il nuovo millennio si apre sotto il segno dello sviluppo urbano.
Che si tratti della rinascita delle vecchie città romane - particolarmente numerose in Italia - o della formazione di nuovi agglomerati - più frequente nell'Europa centro-settentrionale - si impone con forza sempre maggiore una realtà inedita.
La città riprende tutta la sua funzione di centro politico; amplia il suo controllo sul territorio circostante, diviene il nodo di relazioni economiche in espansione. All'interno delle sue mura, prende forma una società i cui personaggi principali sono gli uomini d'affari, ma anche i professionisti del diritto e gli intellettuali; una società che considera come valori la ricerca del profitto, il lavoro, il senso della bellezza, l'aspirazione all'ordine e al decoro. L'età dell'espansioneOltre a quelle mantenutesi tali nell'alto Medioevo, alcune città nacquero dall'evoluzione di centri di mercato o di castelli, altre da centri fortificati per motivi militari, altre ancora dallo sviluppo di località tappe di pellegrinaggi, o dalla programmata decisione di un signore. Indubbiamente si trattò di un processo favorito dalla crescita economica: l'accresciuta produzione agricola permetteva di nutrire una popolazione in aumento, le attività artigianali occupavano un numero crescente di uomini e donne; lo slancio delle costruzioni attirava in città una più numerosa manodopera e le esigenze del commercio ne facevano un polo degli scambi. Il ComuneI Comuni nacquero da un compromesso provvisorio fra le due tendenze e si realizzarono all'interno della classe dirigente - la cui concordia, infatti, era fondamentale presupposto nella creazione degli organi governativi - e poi fra i cittadini più eminenti e il resto della popolazione. A differenza di quello feudale, profondamente asimmetrico, questo giuramento fu di carattere egualitario, ma ciò non escluse l'esistenza di lotte e conflitti. In effetti, nella nascita dei comuni e nel loro successivo, si bilanciarono due opposte tendenze: la coscienza dei cittadini di essere comunità e l'aspirazione egemonica delle grandi famiglie in lotta fra loro. Il CommercioAlla base di questa svolta vi furono la fine della tormentata stagione delle migrazioni, una ritrovata sicurezza sulle strade e sui mari, l'incremento della popolazione, ma soprattutto la crescita della produzione agricola, che rese disponibili prodotti in eccedenza da scambiare. Messo in moto dalla trasformazione delle campagne, il commercio trovò tuttavia il suo punto di forza nelle città e nei loro punti di scambio, e, inoltre, nell'affermarsi di un'economia più spiccatamente urbana, monetaria e mercantile. La produzione dei beniLe forme in cui tale attività si manifestò non furono, peraltro, sempre le stesse. Secondo i luoghi e i momenti, si ebbero una produzione domestica e una imperniata sulla bottega, una produzione svolta da liberi artigiani ed una effettuata prevalentemente da manodopera salariata; una produzione promossa da privati ed una organizzata dallo Stato, una produzione su scala limitata ed una di grandi dimensioni. E spesso i diversi sistemi di organizzazione del lavoro finirono per convivere e sovrapporsi. I Comuni, il Papato e l'ImperoAll'esterno una nuova conflittualità, generata dalla costante ricerca di posizioni di egemonia, divise le città comunali in schieramenti che si scomponevano e ricomponevano senza sosta. Queste vicende, in più, non avvenivano in uno scenario vuoto, ma si intrecciavano con quelle dei due maggiori poteri del tempo, il Papato e l'Impero, il cui antagonismo coinvolgeva in complesse strategie politiche e militari le nuove realtà cittadine. La CampagnaIl duro lavoro dei campi, la vita regolata dal ritmo del sole, dal clima, dai cicli del suolo e della vegetazione hanno impresso tratti indelebili alle popolazioni occidentali legate, per la loro sopravvivenza, ai successi o agli insuccessi dell'agricoltura. Il mondo medievale poggiava, dunque, su ampie basi rurali, e il lavoro del contadino costituiva il cardine di un'intera società. Dalla rinascita alla 'crisi' del TrecentoNella seconda, collocabile fra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, il motore dello sviluppo si inceppò e il sistema economico mostrò di essere giunto al suo punto-limite. Nella terza, che si aprì con la peste del 1348, la società rurale fu investita dalle conseguenze economiche e sociali di una brusca decongestione demografica. Castelli e potereLa loro creazione segnò, comunque, l'inizio di una nuova fase della storia del potere. In un'Europa minacciata dalle aggressioni dei Saraceni, degli Ungari e dei Vichinghi, e nella quale l'autorità dei sovrani appariva sempre più lontana e latitante, la proliferazione delle fortezze ebbe il risultato di rafforzare la dimensione locale del potere. Assicurando la difesa delle popolazioni, ossia la prima funzione di ogni apparato pubblico, i signori dei castelli riuscirono a concentrare nelle loro mani quelle prerogative di comando, di giustizia e di prelievo fiscale fino ad allora appartenute ai re. Tutti i rapporti sociali e l'intera società rurale ne furono profondamente toccati. La società signorile
Con la nascita delle signorie nei secoli XI-XIII attorno alla signoria, che può essere considerata come l'elemento caratterizzante della storia del potere nelle campagne, si costituì un'intera società.
Il suo simbolo materiale più forte era il castello, residenza del signore, i suoi turbolenti guardiani i cavalieri, il suo fondamento più solido il lavoro dei contadini.
Era un mondo in cui i legami personali, e in particolare quelli che univano signori e vassalli, assumevano un'importanza crescente; un mondo permeato dai codici dell'onore e della fedeltà, attento al valore simbolico dei gesti, dove l'aristocrazia tendeva a costituirsi in casta chiusa.
Gli intellettuali lo dipingevano armonicamente composto di tre 'ordini' e scandito da una gerarchia di poteri discendenti dall'autorità regia. In realtà era il trionfo di autonome forze locali, a lungo refrattarie a ogni inquadramento, dotate di una sufficiente base terriera, di clientele armate e della capacità di funzionare come poteri tendenzialmente pubblici. La pressione della città rispetto alla situazione delle campagne europee l'Italia presenta una forte peculiarità. Già a partire dal XII secolo nel gioco dei rapporti interni alla società rurale si inserirono sempre più frequentemente le città, via via più vivaci sotto il profilo economico e rese politicamente autonome dallo sviluppo delle istituzioni comunali. Da un lato esse costituivano poli di immigrazione per i contadini che vi intravedevano la possibilità di nuove attività economiche e il miraggio della libertà personale, dall'altro avevano un interesse crescente a controllare le campagne, da cui traevano il loro approvvigionamento agricolo. In molti casi la penetrazione cittadina nei territori circostanti portò alla liberazione dei servi e al ridimensionamento dei poteri signorili sulla terra, ma la subordinazione politica ed economica dei contadini nei confronti dei proprietari terrieri si trasferì quasi per intero nelle mani della città. La religioneGli strumenti di lavoro, gli animali, il cibo, le stesse armi venivano solennemente benedette. I patroni celesti erano invocati a ogni turbamento dell'ordinato corso della natura e le loro reliquie assumevano, per i luoghi che le custodivano, il valore di presenze rassicuranti. |
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