Botticelli Sandro


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Botticelli Sandro
LA PRIMAVERA: La Primavera deve essere “letta” da destra a sinistra: Zèfiro, il vento fecondatore della natura, insegue Flora; dall'unione di Zèfiro e Flora nasce la Primavera che avanza spargendo fiori; al centro è Venere, dea dell'amore e della fecondità, madre generatrice, sormontata da Eros bendato e saettante; a sinistra le tre Grazie, intrecciando le dita, danzano armoniosamente la “carola” dell'amore e Mercurio, alzando il cadùceo, simbolo di prosperità e di pace, dissipa le nuvole. Le figure sono strettamente coordinate fra loro secondo un andamento lineare, ondulante, che le percorre ciascuna singolarmente e le unisce l'una all'altra: da Zèflfo a Flora alla Primavera, con una pausa che incornicia ad arco Venere al centro, per poi riprendere nell'intreccio delle Grazie e in Mercurio con l'ascesa fmale del braccio e del caduceo. Venere è arretrata rispetto alle altre figure. Ma, pur vivendo in un piano prospetticamente realizzato, rientra ugualmente nella trama disegnativa d'insieme e appare piuttosto piu alta e quindi domina,trice. Perciò anche il bell'aranceto che funge da sfondo si sviluppa, piu che in profondità, in latitudine, come piano d'appoggio, e perfino si incurva, irrealisticamente, a nicchia, per accogliere ed esaltare Venereo Botticelli parte da un'attenta osservazione del reale, ma questa realtà è trasfigurata e idealizzata attraverso il «codice» del disegno, attraverso la ricerca di bellezza suprema, attraverso la intangibile perfezione della natura, attraverso il rigore con il quale ogni componente rientra in quella trama d’insieme cui si è fatto cenno e che è stata preordinata secondo un preciso piano mentale geometrico.
Se protagonista è il disegno, che il Botticelli realizza delineandolo con il pennello mediante una tinta bruna, il colore non è un'aggiunta superflua; non squilla per non prevaricare la continuità disegnativa, ma svolge un suo ruolo importante indicando e facendo risaltare alcuni elementi (i fiori, le arance, le vesti) e contribuendo a dare straordinaria ariosità e spazialità allo sfondo mediante l'azzurro del cielo, tanto piu rilevabile in quanto retrostante alle masse scure degli alberi.

Malgrado la festosità tematica delle sue opere, Botticelli esprime sempre una fondamentale tristezza; tristezza non in relazione a qualcosa che sta accadendo, ma piuttosto per un sottile presagio, per la coscienza della fragilità della stessa bellezza, dello stesso amore. Ed è quella stessa incertezza del «domani» che rende profondamente malinconica l'apparentemente gioiosa poesia di Lorenzo il Magnifico.

NASCITA DI VENERE: Botticelli torna alla disposizione delle figure su un solo piano anteriore e alla continuità della linea. Venere è il centro della composizione e verso lei convergono le linee arcuate dei venti e dell'Ora. Nel nudo, classicamente «ponderato», si realizza nella maniera piu compiuta quella continuità grafica, quella musicalità intima di cui piu volte abbiamo parlato: tutto il corpo è circondato da una linea ininterrotta, sottile ma evidente, che mai viene turbata da tagli, da sbalzi. Anche le fattezze fisiche sono sottoposte a questa esigenza: la testa, piccola, reclinata, si inserisce, senza angoli, nel lungo collo sottile, dal quale nasce spontaneamente la doppia inclinazione delle spalle, con l'allargarsi graduale lungo i fianchi e li restringersi, affusolandosi, nelle gambe. La grande massa dei capelli biondi, indicati filo per filo, accompagna morbidamente la forma del corpo. Ed è ancora il disegno che delinea e individua in manier ideale le varie parti: le sopracciglia, gli occhi, il naso, la bocca, le mani, il seno, le dita. Un leggero chiaroscuro allude alla volumetria. Tutto questo toglie al nudo ogni carnalità, in un ideale supremo di bellezza platonica.

Il mare e il cielo, per evitare le rette convergenti nel punto di fuga e intersecanti lo svolgersi in superficie del disegno (che ne risulterebbe interrotto), si impostano verticalmente; e la costa, sulla destra, forma un andamento elegantemente mosso, in concomitanza col distendersi del mantello. La malinconia botticelliana si accentua: negli occhi di Venere, nel suo ripiegarsi su se stessa, nelle espressioni dei venti. Non è la nascita trionfale della divinità dell'amo re, il cui slancio trascina il mondo: è piuttosto la coscienza della caducità delle cose. La linea, cosi dolce e continua nel nudo di Venere, qua e là comincia a spezzarsi: nel viluppo inestricabile dei corpi volanti a sinistra, nelle irreali piccole onde del mare, nella veste dell'Ora. I colori, impalliditi, rabbrividiscono nel distendersi sui vari campi.

SCOPERTA DEL CADAVERE DI OLOFERNE: l’acutezza del disegno che accompagna il movimento anatomico del nudo corpo decapitato, o il profilarsi del muso del cavallo e la forza drammatica dell’uomo con la spada sono altrettanti riderimenti al Pollaiolo. Un ricordo che è visibile anche nel segno che contorna le figure dell’altra parte del piccolo dittico (Il ritorno Giuditta) e nella collocazione di esse su un poggio rialzato mentre, più in basso e in lontananza, viene descritta la campagna piena di armati.

IL RITORNO DI GIUDITTA: Camminando parallele al bordo del costone roccioso, da sinistra a destra e dall’intemo in avanti, le due donne si muovono sinuosamente, l'una dietro l'altra, in relazione diretta e reciproca. Le forme dell'ancella hanno una loro ragione d'essere non separatamente ma unitamente a quelle di Giuditta: le parti av;;mzanti della prima si inseriscono calcolatamente nelle zone lasciate libere dalle rientranze della seconda. Anche il ramoscello d'olivo e l'albero riprendono e accompagnano l'andamento del corpo di Giuditta; e la spada, ancora insanguinata, conclude tondeggiando l'armonica composizione del busto, delle braccia e del viso ma con uno spirito dolcemente armonicò. La linea curveggiante viene creando dei rapporti sintattici sul «piano», non in profondità. Non dunque i blocchi di figure disposti spazialmente, come nella Scoperta del cadavere di Oloferne, ma singole immagini disegnate continuativamente.

LA CALUNNIA: La scena è ambientata in un edificio classico con archi e volte a botte, nicchie con statue, bassorilievi; di impianto quindi romano invece che greco. Piu che l'interpretazione dell'allegoria, piu che la spiegazione simbolica delle molte storie contenute nelle statue e, soprattutto, nei bassorilievi, è importante notare come la drammaticità, e quindi l'espressione dei contenuti, nasca dal continuo frantumarsi e ingorgarsi della linea.

NATIVITA’ MISTICA: Nella Natività tutto diventa innaturale: il fervido abbraccio di uomini e angeli in basso, ripetuto tre volte; la strada che sale ad angoli acuti come una zeta rivoltata, tagliando bruscamente il piano; il ripiegarsi violento di Giuseppe; il movimento del Bambino; la misura proporzionale della Madonna; la danza impetuosa degli angeli, in alto, entro un cerchio di sole. La linea, contratta, spezzata, esasperata, mostra la caduta dei valori idealizzanti neoplatonici, soprattutto la caduta della fede nella superiorità della ragione umana come mezzo per comprendere l'ordine delle cose. La Natività è datata 1500: da due anni appena è morto il Savonarola. Le due più importanti opere del Botticelli, La Nascita di Venere e la Primavera sono conservate al museo della Galleria degli Uffizi.

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